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Pippi De Dominicis
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Poesie inedite - Poesie diverse Cenni biografici

Cenni biografici

1904 - Peppino, di carattere permaloso e di atteggiamento polemico, spesso litiga ora con l'uno e ora con l'altro degli amici, li pianta e incollerito torna a casa della sua saggia e prudente Mariuccia, l'eterna fidanzata, la quale con buone maniere sa rasserenarlo, riesce a fargli passare l'affanno sedando i battiti disordinati del cuore malandato. Proprio così. Pippi De Dominicis è cardiopatico dalla nascita, ed egli lo sa, però non si riguarda: non evita alcuno strapazzo, mai si assenta da una bisboccia animata da continui brindisi alla salute di…, non tralascia alcuna occasione di baldoria.

Purtroppo, ancora non si conosce alcuna terapia medica efficace contro le disfunzioni cardiache, sicché, con il progredire dell'età, il male va aggravandosi e il cardiopatico vive a rischio, specialmente se il sofferente di cuore si conduce da bohémien - così come fa appunto Capitano Black.

Il nostro poeta aveva avuto già un serio indizio premonitore, due anni prima, quando nell'ottobre del 1902 il padre della sua Mariuccia, Giovanni Fr. Zecca, fu ricoverato in ospedale in pericolo di vita. Peppino allora cadde in prostrazione, preoccupato dal fatto che se l'unico familiare della sua fidanzata fosse venuto a mancare, egli, secondo le rigide convenienze sociali paesane, non avrebbe potuto più fermarsi in casa della sua donna rimasta sola, e dunque avrebbe dovuto senz'altro sposarla, …lui che - come confidava agli amici - per adesso di ammogliarsi e imprigionarsi non aveva alcuna intenzione. Per fortuna Giovanni Fr. guarì e il futuro improbabile suo genero Peppino riacquistò la serenità d'animo.

Ma ora, maggio 1904, appena tornato dalla campagna, Salvatore De Dominicis improvvisamente muore, all'età di 66 anni, stroncato da arresto cardiaco. Peppino rimane fortemente addolorato per la perdita di tata Totu, intimamente turbato e apprensivo per se stesso, esposto ad un analogo evento fatale.

Una settimana dopo, a Cavallino scoppia un grave tumulto popolare, cui prendono parte anche Giambattista e Vincenzino De Dominicis, fratelli di Giuseppe. Questi i fatti.

Il 5 maggio 1904 a Lecce, nel Teatro Politeama, si riuniscono a convegno i Sindaci della Provincia di Lecce (l'avv. Antonio Totaro Fila rappresenta il Comune di Cavallino), per esaminare la critica situazione economica nel Salento e inviare eventuali opportuni suggerimenti al Governo centrale. Tra i provvedimenti più necessari, si chiede la sospensione per un quinquennio dell'odiosa tassa fondiaria «…senza di che non è possibile mantenere l'ordine pubblico pel cui mantenimento le autorità municipali declinano ogni responsabilità».

In particolare a Cavallino, paesello che conta poco più di 1.500 abitanti, ristagna da tempo un certo malessere sociale appesantito dal disagio economico causato da tre consecutive annate di scarsissima raccolta di olive e di tabacco.

Giovedì 12 maggio, festa dell'Ascenzione - Il messo comunale mèsciu Chiccu Tramuntana affigge in piazza il manifesto prefettizio che ribadisce l'immediata iscrizione in ruolo della tassa fondiaria e dell'imposta di famiglia. Nel pomeriggio, un gruppo di giovani contadini commenta animatamente il contenuto del manifesto, mentre via via la gente si accalca di fronte alla Rivendita di Sali e Tabacchi, gestita dall'assessore Emilio Ciccarese, accanto alla quale è la bacheca che espone il famigerato "Avviso al Pubblico".

Nel frattempo, il Sindaco avv. Antonio Totaro Fila, l'Assessore, la Guardia Urbana e due R. Carabinieri della stazione di Lizzanello si dispongono davanti all'albo che espone il manifesto e cercano di persuadere i contestatori a circolare.

Quando il giovanotto Salvatore Marchello scaglia un calamaio d'inchiostro contro le autorità, scocca la scintilla della sommossa; infatti i carabinieri fermano il responsabile del gesto inconsulto mentre i compagni cominciano una fitta sassaiola e costringono i militari a rilasciare l'arrestato.

«Alla Cumune!» - grida spavaldo Totu Marchello, ma non più di dodici giovani lo seguono correndo verso il Convento e lanciano sassi contro le finestre della Sede municipale.

Intanto in piazza sono accorse le donne preoccupate: le madri trascinano a casa i figli riottosi e le mogli fanno rincasare i mariti esasperati. A sera, la piazza è vuota e silenziosa; a mezzanotte, però, una decina di carabinieri e una decina di poliziotti venuti da Lecce ammanettano e arrestano: lu capurione Totu Marchello, lu Nzinu Bascià, l'Angelu Carlà, lu Nzinu Casilli, l'Angiulinu e lu Pascalinu Ciccarese, lu Beneminiu Monittola e l'Angelu Morello; i fratelli Titta e Nzinu De Dominicis non vengono sorpresi in casa perché, sospettosi e previdenti, si sono dileguati in tempo; anche altri sono denunziati a piede libero.

Durante quella notte d'insonnia Pippi De Dominicis compone di getto una poesia, che firma con lo pseudonimo Folletto Puk, intitolata Lu rreuetu de Cadhinu fattu curaggiosamente, in cui in tono ironico presenta il comportamento dei due militari delle forze dell'ordine:

Quandu ba ncigna la prima petrata,
ca pe ll'aria fesçaa mmienzu lla gente,
prestu li carbunieri alla petata
se nde scappàra… curaggiosamente!

Il mattino del 13 maggio il Sindaco s'incontra con il Commissario di P. S. per stendere il rapporto sugli avvenimenti. Pippi De Dominicis, corrispondente del giornale "La Provincia di Lecce" chiede di entrare nell'Ufficio, per assistere alla deposizione e per fare un'intervista, ma un carabiniere glielo vieta. Indispettito, il redattore manda al giornale una Lettera aperta al Maggiore dei RR. CC. - Lecce, nella quale sporge questa denunzia:

Un mastodontico carabiniere, che mi dissero dopo fosse un appuntato, si fece avanti burbanzosamente e, con modi più propri e tradizionali di altri agenti e di altra arma, m'intimò urlando e strappandomi quasi fossi stato un ragazzaccio caparbio e insolente, d'uscir fuori da quel luogo che credeva la sua caserma…

Da Caballino li 13 maggio 1904.
Giuseppe De Dominicis (Capitano Black)

Sabato 14, Sindaco, Assessori e Consiglieri di maggioranza presentano al Prefetto le dimissioni, per lasciare piena libertà d'azione alle conseguenti indagini amministrativa e giudiziaria.

Domenica 15, durante la Messa cantata l'Arciprete don Oronzo Totaro rimbrotta severamente i cittadini che avevano preso parte alla violenta protesta, ma alcuni parrocchiani con borbottii contestano papa Ronzu, zio del Sindaco.

Il 12 giugno a Cavallino si rifanno le elezioni amministrative e risultano vincitori il marchese Eduardo Casetti e i candidati della sua lista. Comunque, essi non giungeranno all'incarico perché in tempo opportuno la Giunta dimissionaria viene scagionata da ogni addebito e responsabilità, le elezioni sono annullate, e i precedenti Amministratori tornano alle loro funzioni.

L'11 luglio, presso il Tribunale di Lecce viene celebrato il processo contro i cavallinesi tumultuanti: gli otto detenuti sono condannati a due mesi di prigione e, siccome hanno già trascorso altrettanto tempo in carcere, vengono subito liberati; gli altri ventuno a piede libero sono assolti con formula piena.


A Cavallino, un paesello ad economia esclusivamente agricola pastorale, l'apertura e il funzionamento della scuola elementare, gratuita ma non obbligatoria, costituisce da sempre un tormentone per qualsiasi Amministrazione comunale: la Prefettura che invita a predisporre in tempo la nomina del maestro e l'inizio delle lezioni, il Consiglio che recalcitra segnalando la mancanza di fanciulli disposti a frequentare. In verità, nell'ambiente paesano, è biasimevole e vergognoso non il rimanere analfabeta ma il non apprendere un mestiere. Perciò il fanciullo sin dall'età di sette otto anni è condotto dal genitore in campagna sia per essere d'aiuto e sia per imparare il mestiere del padre contadino; perciò il ragazzo di nove dieci anni è avviato come descìpulu cu sse mpara nn'arte, cu ddenta - ci ole Diu! - scarparu, ferraru, sartore, barbieri, zoccature, frabbecature, mèsciu de arate.

Succede, e non raramente, che il Consiglio civico allestisce l'aula in una stanza dell'ex Convento, nomina il maestro (uno dei preti disoccupati), la scuola funziona durante l'inverno e poi alla bella stagione le lezioni cessano, per l'abbandono costante da parte degli scolari. E il Comune poverello deve continuare a pagare per l'intero anno lo stipendio all'insegnante.


1904 - settembre - L'Amministrazione comunale, per facilitare la frequenza scolastica, istituisce un corso serale per i ragazzi impegnati nei lavori diurni. Per necessità di bilancio, però, ciascun frequentante è tenuto a pagare 24 soldi al mese quale contributo per l'acquisto del petrolio del lume.

Contro questa deliberazione si scaglia Pippi De Dominicis, il quale fa pubblicare sul "Corriere Meridionale" un articolo di tenore aspro contro questa specie di tassa scolastica e di tono malignamente sorridente avverso la politica parsimoniosa del Sindaco e degli Assessori comunali. La maggioranza del Consiglio, come al solito, ignora la protesta del Capitano Black, il quale ancora una volta rimane oltremodo indispettito per l'ennesima divergenza d'opinione tra lui e la maggioranza comunale (da troppo tempo espressione del partito del popolo).


1904 - 20 dicembre - A Cavallino da un decennio esisteva la Società Agricola di Mutuo Soccorso, a carattere sociale e assistenziale, fondata dal Sindaco Pietro Forcignanò di orientamento socialista, e patrocinata anche dalle successive Amministrazioni. In contrapposizione ad essa il Capitano Black fonda la Società Agricola e Operaia di Mutuo Soccorso: Peppino è il Presidente, Antonuccio Capone è il Segretario.


1905 - venerdì 3 marzo - Verso mezzogiorno Maria Zecca, trentaquattrenne, cessa di vivere, così inaspettatamente che il nuovo parroco, don Pio Bianco, fa in tempo a impartire alla moribonda priva di sensi il solo sacramento dell'estrema unzione.

Pippi De Dominicis rimane costernato e piange amare lagrime per la perdita della fidanzata. Chiuso in casa fino alla prossima domenica, come obbliga l'usanza del lutto stretto, scrive all'amico prof. D'Elia:

«Caro Ciccio, la mia buona, la mia affezionata Mariuccia è volata tra gli Angeli… Ho necessario bisogno del conforto degli amici.

L'addoloratissimo Pippi.»

1905 - 10 marzo - La condizione del duplice lutto stretto (quello per il padre e questo per la fidanzata) non distoglie il De Dominicis dal formare un secondo complesso bandistico, ufficialmente costituito sotto il patrocinio della Società Agricola e Operaia, e affida la sua banda alla direzione di mèsciu Fiuru scarparu, cioè del calzolaio cavallinese Fioravante Falco, bravo clarinettista dilettante.

A Cavallino, paesetto di appena 2.200 abitanti, già da molti anni opera un rinomato Concerto Bandistico Musicale, affidato al valente Cosimo De Vincenti, maestro diplomato concertatore e direttore d'orchestra.

A fine marzo, il Capitano Black ingaggia una dozzina di giovani musicanti dilettanti, ex allievi del mo De Vincenti, e tenta, ma senza riuscirci, di sottrarre due solisti alla Banda grande comunale. Maestro Cosimo e Pippi De Dominicis, prima intimi amici e compagni di merende, ora diventano nemici concorrenti e cominciano a litigare e si mandano invettive e si mettono a polemizzare sui giornali leccesi: Capitano Black sul "Corriere Meridionale", m° Cosimo su "La Provincia di Lecce".

I primi di aprile, Antonio Capone, segretario della Società Agricola e Operaia, avvicina in incontri segreti il Presidente del Comitato dei Festeggiamenti in onore della Vergine SS. del Monte e offre i servigi gratuiti della piccola banda, almeno per la processione e il pellegrinaggio alla Cappella del Monte; tuttavia il Comitato della Festa rifiuta l'offerta.

Quando si vengono a conoscere e i maneggi di Pippi De Dominicis e la proposta di don Antunùcciu Capone, scoppia la baruffa in piazza; non solo i bandisti dell'uno e dell'altro Concerto, ma anche i sostenitori dell'una e dell'altra Banda paesana vengono alle mani: una scazzottata alla far west… ed anche Pippi De Dominicis si busca un pugno in faccia.

Questi fattacci deprimono ancor più lo stato d'animo deluso e la condizione di salute debilitata di Pippi, tant' è vero che, i primi di maggio, egli con altro biglietto confidenziale informa l'amico don Ciccio D'Elia: «Io sono gravemente ammalato di anima e di corpo.»


1905 - 15 maggio - Al mattino, Pippi, uscito da un lungo assopimento, rassicura mamma Frangisca e la sorella Ronza di sentirsi proprio meglio: era il momentaneo miglioramento della fine… Un paio d'ore dopo, infatti, sopravviene il temuto infarto cardiaco e Giuseppe De Dominicis, il Capitano Black, muore, all'eta di 35 anni.

Alte si levano le grida dolorose dei familiari, presto si aggiungono le voci lamentevoli dei parenti tutti, in breve si riempie di gente la lunga corte di casa De Dominicis, dirimpetto alla Chèsia te la Nunziata.


Atto di morte parrocchiale:

n. 26 -- Die decima quinta Maji 1905 n. 26 - Giorno 15 maggio 1905
Joseph De Dominicis filius q.m Salvatoris et Franciscæ Garrisi iuvenis triginta quinque annorun eximius poeta vernaculus repente e vivis ablatus in nostro cœmeterio Giuseppe De Dominicis figlio del fu Salvatore e di Francesca Garrisi, giovane di 35 anni, esimio poeta vernacolo, improvvisamente strappato ai vivi, è stato seppellito nel nostro cimitero
Parochus Pius Bianco Il Parroco Pio Bianco

Il pomeriggio del giorno successivo hanno luogo le cerimonie funebri che risulteranno straordinariamente solenni, «quasi quantu quidhe de lu Duca nèsciu» - ricordano i Cavallinesi.

Oltre a tutti i compaesani, moltissimi amici e ammiratori forestieri vengono a rendere l'ultimo saluto al Capitano Black, il più noto poeta dialettale del Salento. In rappresentanza del giornale "Corriere Meridionale" sono presenti il barone Giuseppe Lubelli, il prof. Francesco D'Elia e il prof. Vito Palumbo; si notano pure i poeti Arturo Tafuro, Enrico Bozzi e Francesco Marangi; rendono omaggio anche il prof. Pietro Marti, lo storico Francesco Casotti, il pittore Michele Palumbo, che ha ritratto l'amico Pippi in più quadri a olio.

Sino all'imbrunire si susseguono gli elogi funebri accorati. Commemorano il carissimo amico defunto, il marchese Eduardo Casetti e il prof. Francesco D'Elia; poi declamano l'elogio funebre i sacerdoti don Cosimo De Carlo per la Città di Lecce e don Ruggero De Matteis per il Comune di Cavallino; infine ricordano il caro amico il sig. Oronzo Bergomi per i tantissimi amici e Antonio Capone per la Società Agricola e Operaia, recentemente fondata dallo scomparso Giuseppe De Dominicis.

Anche il Sindaco di Otranto telegrafa al Sindaco di Cavallino: "…esprimendo in suo nome e da parte dell'intera cittadinanza idruntina il vivo compianto per la perdita del grande Poeta dialettale che celebrò con verso efficace e smagliante la maggiore epopea storica di quella Città."



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Gentile lettore, come hai notato, in questo volume io ho semplicemente presentato l'uomo e il cittadino Giuseppe De Dominicis ed ho succintamente esposto il contenuto dei singoli suoi componimenti poetici in dialetto leccese. Circa la valutazione del valore etico ed estetico, artistico e culturale della sua produzione in versi, mi piace segnalare e trascrivere i giudizi di tre illustri studiosi e critici letterari leccesi, con i quali mi dichiaro pienamente d'accordo.


FRANCESCO D'ELIA: Vita ed opere di Giuseppe De Dominicis (Capitano Black) - Poesie edite ed inedite, Stab. Tipografico Giurdignano, Lecce 1926 - «Giuseppe De Dominicis onora veramente l'arte e la nostra provincia: la sua poesia ha risonanze fresche, immagini chiare, piene di luce e colore, ricche di significazione, che rivelano una tempra di artista salda e vigorosa, dalla vena fluente che ha le sue scaturigini da sorgenti immacolate e pure.»


FRANCESCO LALA: Nota sulle lettere moderne e contemporanee nel Salento, in "Scrittori italiani contemporanei (1951-64), Arte Grafica, Lecce 1964 - «L'opera poetica di Giuseppe De dominicis è legata appassionatamente ad una tradizione e ad un popolo.»


MARIO D'ELIA: Le poesie del Capitano Black, Congedo Editore, Galatina 1976 - «La giusta definizione ripropone oggi il discorso sulla validità artistica e culturale di un Autore, la cui poesia è considerata, a ragione, come l'espressione più alta della letteratura vernacolare salentina, ed una delle testimonianze più significative di una cultura tradizionale.»




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